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The Jokerman

Luglio 3 @ 22:00

The Jokerman


Domenica 3 luglio
ore 22 – Teatro Alfieri

La stanza, spettacolo in VR - AstiTeatro 44

Ogni epoca agisce secondo il proprio paradigma. O forse sarebbe ancora più interessante sostenere come ogni paradigma agisca la propria epoca e ne consenta le proprie “finite possibilità”. Lungo questo perimetro che credo essere soprattutto cognitivo, resta sempre plausibile intravedere il fantasmagorico spettacolo dell’impossibile, ovvero del proibito, che è una forma del possibile: è ciò che si potrebbe anche, ma no. Sono forme e spazi ipotetici proibiti che conosciamo a malapena, e questo vale anche per quei soggetti che li abitano con maggiore frequenza. Potenzialmente le azioni e i pensieri potrebbero essere infiniti, incommensurabili. Eppure nella realtà, così come la conosciamo come esseri umani, questa infinita possibilità si scontra contro una forza selezionatrice, frutto del paradigma dell’epoca in cui si vive. Di fronte a ogni scelta perdiamo qualcosa, anche se non sempre ne abbiamo piena coscienza. È in questo spazio di decisione, è nel libero arbitrio che si insedia la questione del male. Non ci fosse la possibilità della scelta, se nella natura così come la conosciamo non fosse previsto lo spazio per la libertà, non potrebbe esistere il male. Sono forme e spazi ipotetici che conosciamo solo perché ogni azione, o pensiero, è sempre il risultato di una scelta, e nella scelta percepiamo l’esistenza di un altro mondo, la possibilità autentica dell’altro. È una fantasmagoria, una flebile luminescenza che rischiara appena quel territorio che abbiamo deciso di non attraversare. Sappiamo che c’è, è lì accanto a noi e lo sentiamo, ne percepiamo la presenza: ne conosciamo però solo la soglia. In fondo è quello il territorio abitato Joker: in ciò che abbiamo deciso di non essere, e in molti casi in ciò che ci affascina come possibilità. Il personaggio di Joker è un mito della contemporaneità che ci interessa nella misura in cui risulta fondativo per il presente, e come ogni mito fondativo vive in comunione e unità con i miti antichi. Anzi, ne trae nutrimento. Un segno semi-ovale. Joker è un anarchico, e come tutti gli anarchici odia dipendere dalla società. Però non potrebbe esercitare il magistero del suo pensiero se ciò che combatte alla fine si disgregasse. Ed è a questo che serve essenzialmente l’elemento ludico: Joker non può che essere questo, è alterno, scostante, imprevedibile. Se fosse un soggetto centrato, metodico, costante, non sarebbe Joker. Se volessimo uscire dal contesto narrativo, e guardarci intorno nella realtà e nei tipi psicologici, sarebbe più un terrorista e non un nazista, ad esempio. Il terrore non è uno sterminio. Il terrorismo si nutre quasi esclusivamente di simboli, la Shoah quasi esclusivamente di numeri. Sottomettere il nemico non è cancellarlo. Nella sottomissione ci sono elementi tipicamente jokeriani: l’ipotesi del rovesciamento dello status quo, la pochezza dei mezzi rispetto al proprio nemico, l’attacco simbolico nel territorio stesso del nemico per farne saltare l’architettura gerarchica. L’Olocausto invece è uno sterminio triste, ripetitivo, industriale. Impossibile classificare questo genere di male come possibile azione jokeriana. Sembra una differenza da poco: è un abisso. In questo è un soggetto speculare al suo nemico, due figure mitiche, due forze opposte che non possono esistere l’una senza l’altra. Sono lo yin e lo yang, un’antitesi che genera narrazione, possibilità di racconto. Joker è un segno. Nell’ipotesi di uno spettacolo che sia esso stesso la possibilità spettacolare di uno studio su Joker, la scelta è quella di utilizzare gli strumenti dell’archeologia per cercare l’essenziale. La struttura dello pièce condividerà molto della propria natura con l’attività dello scavo, della ricerca. Perché forse non appare a una visione di superficie, ma quel segno rosso che è la sua essenza, l’essenziale (il suo sorriso, sottolineato dal sangue del taglio sul viso, quella cicatrice umida e malsana) è la scelta estetica che sintetizza secoli di querelle e di dispute filosofiche, tomi sulla Teodicea e sulla possibilità dell’esistenza del male nonostante la presenza di Dio, discorsi sul bene e sul male che insistono come potenti forze generatrici sociali. Dietro quel ghigno rosso sangue, potente e simbolico, risiedono le forze delle antiche feste di cambiamento stagionale, la notte orrorifica di Ognissanti (divenuta mondialmente riconosciuta come Halloween) e il Carnevale, la cristianità e il paganesimo, le antiche maschere del riso demoniaco (l’amante di Joker non si chiama casualmente Harley Quinn, che tanto ricorda Arlecchino) e i miti nordici della Caccia Selvaggia, alla base della nascita del riso, secondo le ricerche antropologiche. Batman è qualcosa di più della Legge, è il sigillo della convivenza, è la possibilità del progetto e del futuro. Joker è il caos, la paura primordiale del disordine, è l’ombra della fine. Batman attua azioni che nessun uomo di legge potrebbe fare, lui fa il lavoro sporco: Joker è lo sporco. Batman ha una maschera, Joker è una maschera. Sembra niente, è un abisso. E in molte scene è su quell’abisso che si combattono tenendosi stretti. È sempre molto in alto che Batman cerca di salvare invano o salva miracolosamente Joker, in quella che è una continua variazione sul mito da più di ottant’anni. L’elemento auto-biografico. Il titanismo è tipico di queste maschere così studiate, così ricercate, così stilizzate dall’opera degli autori. Sono rappresentazioni di qualcosa di troppo grande: Batman come la forza del bene, Joker come la minaccia all’essenza stessa di ciò che crediamo essere umano, Gotham come fosse la miniaturizzazione del mondo fisico e delle dinamiche sociali. Non è un semplice racconto, è un universo: tutto si tiene. Eppure all’interno di questa smisurata massa narrativa, l’unica forma di spettacolo e quindi di nostra partecipazione alla festa, è la possibilità dell’immersione di un attore in questa dimensione ciclopica. Un elemento di estraneità in un contesto così rotondo e perfettamente plastico. Bisogna trasformarsi in luce, una luce estranea, una capacità di illuminare la radici del mito di Batman e Joker attraverso la propria esperienza personale. Ma per stare dentro questo quadro, per potersi muovere in questo ordito narrativo così potente, cercando di portare alla luce una propria interpretazione del mito in questione, occorre esserne all’altezza: se questo mito, come tutti i miti, parla di noi, allora parliamo davvero di noi, evitando come la peste gli escamotage auto-biografici, così in voga, e cercando piuttosto di usare lo strumento della confessione, per capire se la nostra vita potrebbe rappresentare un calco perfetto di quel racconto. Che cos’è Joker? E cos’è il male per me? È questo che dobbiamo chiederci, mentre raccontiamo come la figura di Joker sia perfetta per incarnarlo, e da quale notte dei tempi ci sia arrivata in dono la sua maschera demoniaca. E allora mentre queste figure colossali si combattono nel loro orizzonte degli eventi, e quasi non percepiscono la nostra presenza, non ci resta che una sola possibilità: fare luce, filtrare all’interno del quadro come se si fosse un raggio, per poter raccontare l’origine di questa figura, cercando di allestire un’archeologia spettacolare, portando in dono l’elemento autobiografico. Se penso a un esempio possibile, plastico, per riuscire a spiegare le funzioni e la struttura di questa idea di spettacolo, direi che occorrerebbe avere la stessa funzione della luce ne “La vocazione di San Matteo”, di Caravaggio: un corpo estraneo, alieno, che illumina con la propria direzione il composto di personaggi in quell’osteria. In fondo, a quel risultato finale, a quel compromesso tra il male e il ridere, a quel taglio rosso, come ci si è arrivati, se non partendo da esperienze personali? Come si è potuto sintetizzare in un solo personaggio, tutto questo? Insomma, che cos’è The Jokerman?

Credits

 

di e con: Michele Maccagno
ideazione: Michele Maccagno, Francesco Maria Asselta, Marco
Merlini
drammaturgia: Francesco Maria Asselta
regista collaboratore: Marco Merlini
scenografia: Marco Rossi
costumi: Gianluca Sbicca
light designer: Gianni Pollini
consulenza musicale: Emanuele De Checchi
produzione: Elsinor Centro di Produzione Teatrale
in collaborazione con Riff Raff Teatro e Pav Academy

Prima nazionale

Biglietteria

INTERO 10 euro
RIDOTTO 8 euro
RIDOTTO OPERATORI 5 euro
BIGLIETTO FAMIGLIA 5 euro  “Quadrotto, Tondino e la luna” (fuori abbonamento)

LA BIGLIETTERIA NEI LUOGHI DI SPETTACOLO APRE 1 ORA PRIMA DELL’INIZIO

ABBONAMENTI FESTIVAL
108 euro per 18 spettacoli
70 euro per 10 spettacoli
SPECIALE UNDER 25: abbonamento gratuito per 3 spettacoli a scelta
(Sono esclusi gli spettacoli fuori abbonamento)
FUORI ABBONAMENTO (prenotazione obbligatoria):
spettacolo in VR “Così è (o mi pare)”
spettacolo in VR + visita Museo di Palazzo Mazzetti per “La Stanza”

INGRESSO GRATUITO:
Bandakadabra “Ok, boomer”

PRENOTAZIONI
I biglietti sono prenotabili a partire dal 10 maggio
– scrivendo via mail a  biglietteriateatroalfieri@comune.asti.it
– telefonando a 0141.399057 – 0141.399040 (da mar a ven dalle 10 alle  17)
– online sul sito www.allive.it

PREVENDITE E RITIRO BIGLIETTI/ABBONAMENTI
Dal 10/05 al 22/06 da mar a ven orario continuato 10 – 17
Dal 23/06 al 03/07 tutti i giorni orario continuato dalle 10 alle 17
presso Biglietteria Teatro Alfieri in Via al Teatro n. 2 – Asti

ACQUISTO ONLINE TRAMITE  www.bigliettoveloce.it

A causa del contenimento Covid19 l’ingresso negli spazi sarà monitorato seguendo le normative in corso.

The Jokerman

Domenica 3 luglio
ore 22 Teatro Alfieri

 

La stanza, spettacolo in VR - AstiTeatro 44

Ogni epoca agisce secondo il proprio paradigma. O forse sarebbe ancora più interessante sostenere come ogni paradigma agisca la propria epoca e ne consenta le proprie “finite possibilità”. Lungo questo perimetro che credo essere soprattutto cognitivo, resta sempre plausibile intravedere il fantasmagorico spettacolo dell’impossibile, ovvero del proibito, che è una forma del possibile: è ciò che si potrebbe anche, ma no. Sono forme e spazi ipotetici proibiti che conosciamo a malapena, e questo vale anche per quei soggetti che li abitano con maggiore frequenza. Potenzialmente le azioni e i pensieri potrebbero essere infiniti, incommensurabili. Eppure nella realtà, così come la conosciamo come esseri umani, questa infinita possibilità si scontra contro una forza selezionatrice, frutto del paradigma dell’epoca in cui si vive. Di fronte a ogni scelta perdiamo qualcosa, anche se non sempre ne abbiamo piena coscienza. È in questo spazio di decisione, è nel libero arbitrio che si insedia la questione del male. Non ci fosse la possibilità della scelta, se nella natura così come la conosciamo non fosse previsto lo spazio per la libertà, non potrebbe esistere il male. Sono forme e spazi ipotetici che conosciamo solo perché ogni azione, o pensiero, è sempre il risultato di una scelta, e nella scelta percepiamo l’esistenza di un altro mondo, la possibilità autentica dell’altro. È una fantasmagoria, una flebile luminescenza che rischiara appena quel territorio che abbiamo deciso di non attraversare. Sappiamo che c’è, è lì accanto a noi e lo sentiamo, ne percepiamo la presenza: ne conosciamo però solo la soglia. In fondo è quello il territorio abitato Joker: in ciò che abbiamo deciso di non essere, e in molti casi in ciò che ci affascina come possibilità. Il personaggio di Joker è un mito della contemporaneità che ci interessa nella misura in cui risulta fondativo per il presente, e come ogni mito fondativo vive in comunione e unità con i miti antichi. Anzi, ne trae nutrimento. Un segno semi-ovale. Joker è un anarchico, e come tutti gli anarchici odia dipendere dalla società. Però non potrebbe esercitare il magistero del suo pensiero se ciò che combatte alla fine si disgregasse. Ed è a questo che serve essenzialmente l’elemento ludico: Joker non può che essere questo, è alterno, scostante, imprevedibile. Se fosse un soggetto centrato, metodico, costante, non sarebbe Joker. Se volessimo uscire dal contesto narrativo, e guardarci intorno nella realtà e nei tipi psicologici, sarebbe più un terrorista e non un nazista, ad esempio. Il terrore non è uno sterminio. Il terrorismo si nutre quasi esclusivamente di simboli, la Shoah quasi esclusivamente di numeri. Sottomettere il nemico non è cancellarlo. Nella sottomissione ci sono elementi tipicamente jokeriani: l’ipotesi del rovesciamento dello status quo, la pochezza dei mezzi rispetto al proprio nemico, l’attacco simbolico nel territorio stesso del nemico per farne saltare l’architettura gerarchica. L’Olocausto invece è uno sterminio triste, ripetitivo, industriale. Impossibile classificare questo genere di male come possibile azione jokeriana. Sembra una differenza da poco: è un abisso. In questo è un soggetto speculare al suo nemico, due figure mitiche, due forze opposte che non possono esistere l’una senza l’altra. Sono lo yin e lo yang, un’antitesi che genera narrazione, possibilità di racconto. Joker è un segno. Nell’ipotesi di uno spettacolo che sia esso stesso la possibilità spettacolare di uno studio su Joker, la scelta è quella di utilizzare gli strumenti dell’archeologia per cercare l’essenziale. La struttura dello pièce condividerà molto della propria natura con l’attività dello scavo, della ricerca. Perché forse non appare a una visione di superficie, ma quel segno rosso che è la sua essenza, l’essenziale (il suo sorriso, sottolineato dal sangue del taglio sul viso, quella cicatrice umida e malsana) è la scelta estetica che sintetizza secoli di querelle e di dispute filosofiche, tomi sulla Teodicea e sulla possibilità dell’esistenza del male nonostante la presenza di Dio, discorsi sul bene e sul male che insistono come potenti forze generatrici sociali. Dietro quel ghigno rosso sangue, potente e simbolico, risiedono le forze delle antiche feste di cambiamento stagionale, la notte orrorifica di Ognissanti (divenuta mondialmente riconosciuta come Halloween) e il Carnevale, la cristianità e il paganesimo, le antiche maschere del riso demoniaco (l’amante di Joker non si chiama casualmente Harley Quinn, che tanto ricorda Arlecchino) e i miti nordici della Caccia Selvaggia, alla base della nascita del riso, secondo le ricerche antropologiche. Batman è qualcosa di più della Legge, è il sigillo della convivenza, è la possibilità del progetto e del futuro. Joker è il caos, la paura primordiale del disordine, è l’ombra della fine. Batman attua azioni che nessun uomo di legge potrebbe fare, lui fa il lavoro sporco: Joker è lo sporco. Batman ha una maschera, Joker è una maschera. Sembra niente, è un abisso. E in molte scene è su quell’abisso che si combattono tenendosi stretti. È sempre molto in alto che Batman cerca di salvare invano o salva miracolosamente Joker, in quella che è una continua variazione sul mito da più di ottant’anni. L’elemento auto-biografico. Il titanismo è tipico di queste maschere così studiate, così ricercate, così stilizzate dall’opera degli autori. Sono rappresentazioni di qualcosa di troppo grande: Batman come la forza del bene, Joker come la minaccia all’essenza stessa di ciò che crediamo essere umano, Gotham come fosse la miniaturizzazione del mondo fisico e delle dinamiche sociali. Non è un semplice racconto, è un universo: tutto si tiene. Eppure all’interno di questa smisurata massa narrativa, l’unica forma di spettacolo e quindi di nostra partecipazione alla festa, è la possibilità dell’immersione di un attore in questa dimensione ciclopica. Un elemento di estraneità in un contesto così rotondo e perfettamente plastico. Bisogna trasformarsi in luce, una luce estranea, una capacità di illuminare la radici del mito di Batman e Joker attraverso la propria esperienza personale. Ma per stare dentro questo quadro, per potersi muovere in questo ordito narrativo così potente, cercando di portare alla luce una propria interpretazione del mito in questione, occorre esserne all’altezza: se questo mito, come tutti i miti, parla di noi, allora parliamo davvero di noi, evitando come la peste gli escamotage auto-biografici, così in voga, e cercando piuttosto di usare lo strumento della confessione, per capire se la nostra vita potrebbe rappresentare un calco perfetto di quel racconto. Che cos’è Joker? E cos’è il male per me? È questo che dobbiamo chiederci, mentre raccontiamo come la figura di Joker sia perfetta per incarnarlo, e da quale notte dei tempi ci sia arrivata in dono la sua maschera demoniaca. E allora mentre queste figure colossali si combattono nel loro orizzonte degli eventi, e quasi non percepiscono la nostra presenza, non ci resta che una sola possibilità: fare luce, filtrare all’interno del quadro come se si fosse un raggio, per poter raccontare l’origine di questa figura, cercando di allestire un’archeologia spettacolare, portando in dono l’elemento autobiografico. Se penso a un esempio possibile, plastico, per riuscire a spiegare le funzioni e la struttura di questa idea di spettacolo, direi che occorrerebbe avere la stessa funzione della luce ne “La vocazione di San Matteo”, di Caravaggio: un corpo estraneo, alieno, che illumina con la propria direzione il composto di personaggi in quell’osteria. In fondo, a quel risultato finale, a quel compromesso tra il male e il ridere, a quel taglio rosso, come ci si è arrivati, se non partendo da esperienze personali? Come si è potuto sintetizzare in un solo personaggio, tutto questo? Insomma, che cos’è The Jokerman?

Credits

di e con: Michele Maccagno
ideazione: Michele Maccagno, Francesco Maria Asselta, Marco
Merlini
drammaturgia: Francesco Maria Asselta
regista collaboratore: Marco Merlini
scenografia: Marco Rossi
costumi: Gianluca Sbicca
light designer: Gianni Pollini
consulenza musicale: Emanuele De Checchi
produzione: Elsinor Centro di Produzione Teatrale
in collaborazione con Riff Raff Teatro e Pav Academy

Prima nazionale

Biglietteria

INTERO 10 euro
RIDOTTO 8 euro
RIDOTTO OPERATORI 5 euro
BIGLIETTO FAMIGLIA 5 euro  “Quadrotto, Tondino e la luna” (fuori abbonamento)

LA BIGLIETTERIA NEI LUOGHI DI SPETTACOLO APRE 1 ORA PRIMA DELL’INIZIO

ABBONAMENTI FESTIVAL
108 euro per 18 spettacoli
70 euro per 10 spettacoli
SPECIALE UNDER 25: abbonamento gratuito per 3 spettacoli a scelta
(Sono esclusi gli spettacoli fuori abbonamento)
FUORI ABBONAMENTO (prenotazione obbligatoria):
spettacolo in VR “Così è (o mi pare)”
spettacolo in VR + visita Museo di Palazzo Mazzetti per “La Stanza”

INGRESSO GRATUITO:
Bandakadabra “Ok, boomer”

PRENOTAZIONI
I biglietti sono prenotabili a partire dal 10 maggio
– scrivendo via mail a  biglietteriateatroalfieri@comune.asti.it
– telefonando a 0141.399057 – 0141.399040 (da mar a ven dalle 10 alle  17)
– online sul sito www.allive.it

PREVENDITE E RITIRO BIGLIETTI/ABBONAMENTI
Dal 10/05 al 22/06 da mar a ven orario continuato 10 – 17
Dal 23/06 al 03/07 tutti i giorni orario continuato dalle 10 alle 17
presso Biglietteria Teatro Alfieri in Via al Teatro n. 2 – Asti

ACQUISTO ONLINE TRAMITE  www.bigliettoveloce.it

A causa del contenimento Covid19 l’ingresso negli spazi sarà monitorato seguendo le normative in corso.

Dettagli

Data:
Luglio 3
Ora:
22:00
Categorie Evento:
,

Organizzatore

Festival Asti Teatro
Telefono:
0141399057

Luogo

Teatro Alfieri
Via Teatro Alfieri 2
Asti, 14100
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